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La poesia degli Outsider: da Adriano a Totò, l’arte dei non poeti

L’uomo si alzò dalla sedia, lasciando che il foglio gli scivolasse delicatamente tra le dita.

Le parole, scarne e taglienti, danzavano ancora nella sua mente, come un’eco di qualcosa che non sarebbe mai dovuto diventare poesia.

Eppure, lo era. Lo era sempre stata. Adriano non aveva mai pensato di essere un poeta, in fondo lui era l’imperatore, né lo aveva mai fatto Michelangelo, mentre vergava le sue riflessioni su carta. E ancora Bruce Lee, con i suoi aforismi rapidi come fendenti, non si preoccupava della metrica, ma sapeva che la verità, quando affilata, taglia più di qualsiasi spada. 

Insomma, c’è chi la poesia la scrive per professione e chi, invece, finisce per incarnarla, a volte senza volerlo o rendersene conto. Veri e propri Outsider del verso, questi personaggi hanno saputo trasformare la vita in arte e l’arte in poesia, dimostrando che essa non appartiene soltanto a chi la cerca, ma anche a chi, testimone di una grande scoperta, riesce a trovarla nel proprio dolore, nella propria rabbia, nella propria ironia. Ed è proprio a questi inconsapevoli maestri del verso che vogliamo guardare, per scoprire come la poesia, a volte, nasca dove meno ce lo aspettiamo: nelle pieghe della vita e tra le mani di chi, senza saperlo, l’ha sempre portata con sé.

Adriano – Piccola anima smarrita

Successore di Traiano che, come sappiamo, è ancora oggi ricordato come uno dei più grandi imperatori di Roma, Adriano fu costretto ad accogliere, ancora piuttosto giovane, un’eredità non semplice da gestire. Eppure, nonostante lo scetticismo di molti, il suo governo si rivelò tutt’altro che poco ispirato e fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. In particolare, seguendo una linea di governo ben diversa da quella del suo predecessore, egli pose fine ad un’epoca di conquiste e si concentrò, piuttosto, sul rafforzare lo Stato al suo interno, ma anche sull’ordinare la costruzione di innumerevoli edifici pubblici e monumenti che abbellirono l’Italia e l’impero.

A lui si deve, ad esempio, l’erezione di un immenso mausoleo dedicato alla sua discendenza, oggi noto come Castel Sant’Angelo, e l’edificazione della splendida villa-museo di Tivoli. Ma Adriano, rispetto a Traiano, possedeva anche l’animo del poeta. Sappiamo di per certo, infatti, che egli scrisse diversi componimenti oggi per lo più perduti, mentre la scrittrice francese Marguerite Yourcenar, in Memorie di Adriano, fa pronunciare al suo Adriano, ormai malato e prossimo alla morte, questo breve epigramma:

Piccola anima smarrita e soave, compagna
e ospite del corpo, ora t’appresti a
scendere in luoghi incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti…

Il componimento, in cui appare evidente un’atmosfera malinconica e decadente, è recuperato dalla scrittrice dalla Historia Augusta che lo attribuisce, per l’appunto, al vecchio imperatore morente.

Michelangelo Buonarroti – Non ha l’ottimo artista alcun concetto

Definire Michelangelo nella speranza di non risultare sbrigativo o superficiale, si sa, può essere un’impresa assai ardua; pittore, scultore, architetto e genio universale del Rinascimento, Buonarroti fu anche discreto poeta, autore di numerosi sonetti e di diverse canzoni. I suoi scritti, pur non raggiungendo mai le vette del capolavoro, sono caratterizzati da una notevole originalità e riescono a riflettere, in modo estremamente evocativo, la geniale e tormentata anima del loro autore. Sappiamo, inoltre, che Michelangelo compose i suoi versi soprattutto durante il periodo della maturità e della vecchiaia, probabilmente segnato da un tipo di arte, lo stesso che aveva praticato per tutta la vita, che non lo appagava più come prima, e quindi sospinto da una nuova ricerca artistica e intellettuale. Splendido, a mio dire, il sonetto Non ha l’ottimo artista alcun concetto: 

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.

Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;

se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Il senso del componimento appare chiarissimo: l’artista è colui che sa rendere concrete le potenzialità degli oggetti e che sa dare forma e sostanza a ciò che, pur essendo già presente, risulta essere soltanto in fase embrionale. Egli, dunque, non inventa nulla, limitandosi semplicemente a liberare l’arte dalla prigione materiale in cui appare confinata. Questo, in fondo, è il compito dell’artista, ma sembra quasi che il poeta non riesca ad applicare la sua genialità anche all’amore; ci troviamo di fronte al più grande scultore di tutti i tempi che, suo malgrado, non riesce in alcun modo a plasmare il cuore della donna amata, un marmo troppo duro da modellare, persino per lo stesso Michelangelo.

Totò – Passione

Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato Principe della risata e considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano, Antonio De Curtis, in arte Totò, lega indissolubilmente la sua fama anche alla prolifica attività poetica che lo accompagnò lungo tutto l’arco della sua esistenza. Anche in questo caso, pur non trovandoci di fronte a dei massimi esempi di stile, la poesia di Totò riesce nell’intento di costruire una lirica delicata e piana, non troppo diversa da una dolce e armoniosa melodia.

Ciò che non tutti sanno è che, oltre alla celeberrima A’ livella, l’attore napoletano scrisse decine e decine di poesie, in italiano e in dialetto, per lo più sconosciute o poco considerate. E tra le varie, a mio dire una più bella dell’altra, voglio citare proprio Passione, emblema di una spontaneità e di una limpidezza che, forse ancor prima di qualsiasi poesia ermetica, giunge al cuore e all’anima di chi sceglie di leggerla:

Sulla mia bocca ancora c’è il sapore
delle tue labbra come un fiore rosso,
l’alito profumato, il tuo calore
di questa febbre che mi hai messo addosso:

mi brucia questa febbre nelle vene
e sol per te questo mio cuore duole,
duole d’amor perché ti vuole bene:
morir d’amor per te, sol questo vuole.

Bella superba come un’orchidea,
creatura concepita in una serra,
nata dal folle amore d’una Dea
con tutti i più bei fiori della terra.

Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come calamita
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai tu sei della mia vita.

Come uno schiavo sono incatenato
alle catene della tua malia
e mai vorrei che fosse ahimè
spezzato il dolce incanto della mia follia.

Frida Kahlo – Di struggente bellezza 

Persino la pittrice Frida Kahlo, oggi celebrata in tutto il mondo come una delle grandi menti visionarie del secolo scorso, non seppe resistere agli incessanti richiami della penna e, attraverso le splendide parole della lirica Di struggente bellezza, rifletté sul valore della vita e su ciò che la rende, giorno dopo giorno, un’esperienza unica e speciale: 

Ho smesso di contare le volte in cui,
arrivata alla seconda riga,
ho cancellato e riscritto tutto nuovamente.
Cercavo un inizio ad effetto,
qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo,
qualcosa di grandioso, ma agli occhi.

Non ci sono riuscita.
Poi ho capito,
ricordando ciò che non avevo mai saputo:
che per i grandi cuori
che muoiono nel corpo
ma che continuano a battere nel respiro della notte,
non ci sono canoni o bellezze regolari,
armonie esteriori,
ma tuoni e temporali devastanti
che portano ad illuminare un fiore,
nascosto,
di struggente bellezza.

La poesia, in questo caso, rappresenta una sorta di specchio: riflettendo su di essa l’universo interiore di sé stessa, l’autrice riesce a dar voce agli angoli più reconditi della sua anima, esprimendo una passione viscerale per la vita e per l’amore. Questi valori tuttavia, pur essendo salvifici, restano ambivalenti: non esiste alcun amore che sia intenso e totalizzante e, al contempo, privo di sacrifici e sofferenze. Questo è il senso, suggerito anche dal contrasto del titolo, della struggente bellezza cantata da Frida e che, certamente, ben si addice alla tormentata relazione che l’artista condivise con l’amato Diego Rivera.

Bruce Lee – Il Sole morente

Divenuto famoso a livello internazionale come artista di arti marziali, Bruce Lee è ricordato soprattutto come attore e regista di grande successo, essendo riuscito ad elevare la sua disciplina, attraverso il prezioso strumento del cinema, a intrattenimento puro. Tra un set e l’altro, però, fu solito comporre pensieri e brevi versi, spesso vicini alla forma orientale dell’haiku e che rivelano, ancora oggi, una personalità ben più intima e umana di quella restituitaci dal grande schermo di Hollywood. Piana e scorrevole, quasi come se fosse flebilmente sussurrata, la poesia Il Sole morente rappresenta al meglio un senso malinconico e decadente che ci colpisce e ci affascina, suggerendoci inoltre l’idea di un amore infelice, non corrisposto:

Il sole morente è triste nel lontano orizzonte.
Il vento autunnale soffia crudele;
Cadono le foglie gialle.

Dalla vetta della montagna,
Due ruscelli senza volerlo si sono divisi,

Uno si volge a occidente, l’altro a oriente.
Il sole sorgerà di nuovo domattina.
Le foglie saranno ancora verdi in primavera.
Ma noi dobbiamo essere come il ruscello di montagna,
E non incontrarci mai più?

E così, tra le pieghe della storia e i vicoli dell’anima, la poesia ha trovato casa in chi poeta non era, eppure sapeva cantare. Forse è proprio questo il segreto: la poesia vera non chiede permesso, non cerca titoli, non segue regole. Esplode, semplicemente. E in chi non la cerca, a volte, trova la sua voce più pura.

Antonio Palumbo

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Antonio Palumbo

Antonio Palumbo, classe 1999, è dottore in Lettere Moderne e attualmente completa la propria formazione con una magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Insegna Lingua e Letteratura Italiana in un istituto scolastico privato e, appassionato di lettura e di scrittura, dedica il suo tempo libero anche alla fotografia naturalistica e al collezionismo di libri e di monete antiche. Insegue il sogno di visitare il mondo e di scoprire tutto il fascino e la complessità delle diverse culture umane.
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